Sono rimasto affascinato e felice nel vedere l'entusiasmo con il quale il popolo brasiliano ha accolto ieri notte il Papa. Durante la trasmissione di Vespa, simile alle dirette dell'agonia di Woytila, si poteva ammirare l'incontaminata felicità con la quale i ragazzi sudamericani comunicavano la loro fede. Un qualcosa sempre più difficile da vedere nella nostra vecchia Europa, dove ci si scanna sempre e comunque. I loro canti, i loro sorrisi, i loro volti così sereni e veramente felici. Che meraviglia!
Mi sembrava di vedere quelle immagini dei libri di storia, di quando gli europei arrivavano in America con la croce in mano; quell'ingenuità, quella purezza sui volti di quella gente è il migliore spot che la chiesa possa avere.
Anche se i tempi sono cambiati e cambiano velocemente, le parti povere del Pianeta ci fanno capire quanto l'uomo debba cercare l'unione e la fratellanza, anche a scapito del progresso.
C'è anche chi ha detto che il Sudamerica è il cuore del Cristianesimo, di sicuro è la parte più viva, più promettente. Che dire, che chi ha meno ha Dio? Che tutta la nostra scienza non è nulla confronto alla felicità stampata su quei volti? Ho provato una grande gioia nel vederli e avrei voluto unirmi a loro.
Il vescovo di San Paolo ha anche ricordato come lo stesso Woytila avesse detto, durante una sua visita qualche anno fa, di ammirare la baia di Rio de Janeiro e di pensarla come a un'opera di Dio e dell'uomo. E come il creato dovesse sempre contemplare entrambi.
Un monito per una società contemporanea che mette Dio sempre e comunque in secondo piano.